le mie cose

sabato, 04 ottobre 2008

Newsletter

L'anno scorso mi sono iscritta ad una scuola di yoga e ho lasciato la mia e-mail per poter ricevere mensilmente la newsletter dell'associazione, in cui si parlava di tantra, meditazioni a spirale e pranayama. A molti possono sembrare boiate pazzesche, ma a me interessava molto leggere quelle cose e capire che cosa volesse dire praticare una disciplina antica e complessa come lo yoga. Però, come dire, ero pienamente consapevole delle mie azioni e non imponevo a nessuno la mia newsletter. Me la leggevo con calma dal mio pc riflettendo sui temi trattati, senza rompere le balle ad amici e vicini.
Ecco, tutto questo per dire che non capisco proprio come la chiesa cattolica non abbia ancora scoperto questa fantastica tecnologia delle newsletter. Uno si abbona ed è fatta. Che ne so, magari facendo la cresima lascia anche la sua e-mail, e riceve ogni giorno gli editti papali, mentre tutti gli altri ne sono esenti. Perché davvero io la trovo un po' una violazione della privacy questo continuo preoccuparsi di quello che succede tra le lenzuola degli italiani, questa continua ingerenza in questioni che sono, e devono rimanere, private.
Ci si indigna di continuo davanti a una televisione che spettacolarizza qualsiasi cosa, dal lutto al dolore, dall'amore al sesso, ma nessuno si accorge che i cattolici usano i media nello stesso modo, sbandierando continuamente opinioni e diktat che sono rivolti soltanto ad una parte della popolazione e che, santa pazienza, non è corretto rivolgere in maniera così miope anche a tutti coloro che cattolici non sono.
Ieri sera sono arrivata a sentire che non si possono mai usare metodi contraccettivi e che, anche in situazioni a rischio, si possono usare solo metodi naturali. Bene, continuiamo così, a pontificare sulla pelle delle donne che rischiano in certi casi la vita. Continuiamo a considerare le donne solo un guscio utile a fare figli e continuiamo a vivere di contraddizioni, per cui il sesso va bene solo se si fanno figli. Non è come dire che se una coppia i figli non riesce o non vuole averli allora non si ama? Ma che cazzata è mai questa?
Insomma l'invito è questo, fatevi una newsletter, un sito Internet, un gruppo su facebook, una pagina mySpace o quello che volete, ma non ammorbate tutti indistintamente con le vostre posizioni e opinioni che, francamente, non posso e non voglio condividere (e come me, ne sono certa, molti altri).

Rowena

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categorie: laicitĂ , anticoncezionali
domenica, 21 settembre 2008

Anticorpi

Ho aspettato troppo a lungo. Oggi è tempo di andare a comprare Infinite Jest. E so già che come spesso mi accade, rimpiangerò di averlo fatto troppo tardi.
Intanto, però, ricordo ancora quell'influenza che mi costrinse per tre giorni a bivaccare sul divano con La scopa del sistema tra le mani. L'ho invocata altre volte, un'influenza così, ma non è più tornata. I miei anticorpi funzionano troppo bene, a quanto pare. Ma ora ho deciso che l'influenza me la induco da sola: il divano è lì, il libro oggi me lo compro e il cellulare lo stacco...

Rowena
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categorie: dfw , david foster wallace
lunedì, 30 giugno 2008

Complimenti

I miei complimenti più sentiti ai giornalisti di Repubblica Bologna, che all'indomani del Gay Pride sono riusciti solo a inserire nel titolo della prima pagina "Gravi insulti alla Chiesa".
Io c'ero, e di insulti alla chiesa non ne ho sentiti, né ho visto cartelli blasfemi. Forse ho bisogno di una visita dall'oculista e di un giro dall'otorino, ma giuro che ho tenuto orecchie ed occhi aperti al mio primo Gay Pride, perché non volevo davvero perdermi nulla.
Così oggi posso dire che ho visto un sacco di gente colorata e con la voglia di esserci. Ho visto giovani e meno giovani che pacificamente marciavano e ballavano al suono di vecchie hit della Carrà (che lo so che ad alcuni può sembrare un crimine ma, vi assicuro, non lo è).
Ho visto un cartello che diceva "Veltroni, dì qualcosa di gay", e mi sono sentita di condividerlo.
Ho visto i gruppi di gay cattolici, e quelli che un po' ce l'avevano con la Carfagna. Ho visto le butch e le monelle e gli orsacchiotti e gli atei e gli agnostici razionalisti. Ho visto il gruppo di Amnesty international, qualche drag queen sfilare con grande nonchalance su stiletti tacco 12 e qualche altra drag queen sfilare con grande nonchalance a piedi nudi e col tacco 12 in mano, stremate dal caldo e dagli equilibrismi.
E poi ho visto un papà che dal carro dell'AGEDO ripeteva infaticabile " lesbiche, trans o gay, son sempre figli miei" tra gli applausi della folla. Non lo nascondo, mi è venuto il magone in gola e ho pensato che valeva la pena essere lì.
Peccato però che non ci fosse nemmeno un giornalista serio in giro...

Rowena (gay for a day)
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mercoledì, 14 maggio 2008

Sfera pubblica, sfera privata

Ho sempre pensato che esistessero temi e questioni pertinenti alla sfera intima di ogni individuo, e dunque da una parte poco interessanti per il resto dell'umanità e dall'altra un po' imbarazzanti da condividere con il resto dell'umanità.
Così mi piaceva l'idea che esistesse una sfera pubblica, che immaginavo un po' come una grande arena in cui la condivisione e il contatto fossero necessità imprescindibili, e una sfera privata, che immaginavo invece come una sorta di bolla trasparente che circonda ognuno di noi, che ci protegge da sguardi indiscreti e che ci permette di preservare un nostro spazio, personale e intoccabile.
Ieri però ho capito che sono solo una sognatrice e che tutto quello che immaginavo esistesse non esiste più da qualche anno, e cioè da quando i telefoni cellulari si sono diffusi a macchia d'olio sul pianeta. Non fraintendetemi, il telefono cellulare è un'invenzione che mi piace molto, dalla quale mi separo molto raramente (e con fatica) e che fa parte ormai da diversi anni della mia quotidiana routine. Lungi da me quindi l'idea di lanciare critiche o invettive nei confronti di uno strumento utilissimo e geniale, che mi permette di parlare sempre con la mia mamma e di non tagliare definitivamente il cordone ombelicale che mi unisce a lei. E dunque anche solo per questa ragione strumento geniale...
No, quello che voglio dire è che come accade sempre in Italia non c'è razionalità nell'uso di strumenti e apparati che potrebbero migliorare la vita di ognuno di noi. In questo paese non si comprende la differenza tra uso e abuso (questa considerazione potrebbe essere applicata a qualsiasi ambito...) e si tende a sconfinare nel parossismo. Basta salire sull'autobus per capirlo.
L'autobus è il regno di coloro che parlano al cellulare, vuoi per ingannare il tempo della corsa, vuoi per sbrigare incombenze che non sono riusciti a sbrogliare prima, vuoi semplicmente perché molti frequentatori del bus hanno 15 anni e non hanno niente di meglio da fare. Insomma l'autobus è il luogo in cui la sfera pubblica e la sfera privata si fondono, in cui i comportamenti di retroscena (dal mettersi le dita nel naso al ravanarsi nelle mutande) diventano comportamenti di ribalta (thanks Goffman).
Così è sull'autobus che negli ultimi giorni ho assistito a liti telefoniche con il proprio padrone di casa, a valanghe di improperi al proprio (ex?)fidanzato, ad allusioni sessuali, a resoconti dettagliati di visite dal ginecologo (ma anche dal proctologo, dall'otorino, dal dermatologo etc...), a telefonate di madri inquiete che chiamano a casa per sapere se il piccolino ha fatto la cacca e chi più ne ha più ne metta. Se a questo aggiungete che gli autobus sono rumorosi e per farsi sentire dal proprio interlocutore telefonico è necessario parlare a voce molto alta capite bene che non mi è sfuggito nulla, nelle ultime settimane, delle questioni private degli umani con cui ho condiviso il bus.
Così vorrei lanciare un appello: quando siete in bus, vi prego, usate il cellulare solo per comunicare cose tipo "sono in via indipendenza arrivo tra 5 minuti" oppure "mamma butta la pasta che sto scendendo" perché davvero a me non frega nulla di sapere se avete l'utero retroverso o se il vostro lui è un imbecille che vi ha tradito con la vostra migliore amica. Oppure, se proprio non potete farne a meno, esprimetevi in codice...
Rowena
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venerdì, 09 maggio 2008

Iron Man

Ieri sera avevo mal di testa, e mi ero dimenticata di quanta voglia avessi di andare al cinema. Poi kansei mi ha convinto ad uscire di casa per andare a vedere Iron Man e nonostante non mi sia passato il mal di testa mi sono ricordata perché mi piace così tanto andare al cinema. Mi piace perché andare a vedere un film come Iron Man, con un supereroe che deve scoprire le sue potenzialità, con sequenze spettacolari, con computer quasi umani e cattivi che sembrano buoni ma poi sono cattivissimi, mi fa tornare bambina. E infatti ho cominciato a entusiasmarmi già sui trailer (Indiana Jones, Wanted e L'incredibile Hulk) e ho capito che d'ora in avanti al cinema voglio vedere solo film con supereroi, scenari CGI, inseguimenti di macchine, esplosioni e magari qualche sequenza botte-schiaffoni alla vecchia maniera.
La sorella teen-ager di Rowena
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martedì, 06 maggio 2008

Resistere, resistere, resistere

Alemanno dice che la Resistenza non si discute.
Meno male, ero preoccupata che andassero riscritte intere pagine della storia di questo paese. E soprattutto mi chiedevo: chi glielo dice a mio nonno che la Resistenza non è mai esistita?
Rowena (what if)
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mercoledì, 16 aprile 2008

Vorrei averlo scritto io...

...perché è esattamente così che mi sento. La politica non è una cosa astratta, ma riguarda tutti noi da vicino. E il prossimo governo finirà sulle mie spalle, sulle mie rughe, sul mio portafoglio e sul mio futuro.

http://leonardo.blogspot.com/2008/04/forse-dio-malato.html

Rowena
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categorie: berlusconi, ansia, cose odiose
martedì, 15 aprile 2008

Déja-vu

Piove, governo (di prossima nomina) ladro...
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lunedì, 31 marzo 2008

Le cose che odio di me

Come tutti, ci sono svariate cose che odio di me. In questo momento, poi, sento proprio il bisogno di fissarne sui pixel qualcuna. E dunque eccole qua:

- l'ansia preventiva
- l'ansia del durante
- l'ansia del post
- che non so mai cosa mettermi per andare ai matrimoni
- che è ora di fare il cambio degli armadi e io non faccio che procrastinare
- che quando mi accorgo che è passato un mese dall'ultimo post scrivo cazzate come questa

(continua)

Rowena
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categorie: , ansia, cose odiose
martedì, 26 febbraio 2008

ParitĂ , paritĂ , solo paritĂ 

Ieri alla Coop mi sono imbattuta in un fantastico parcheggio delimitato da strisce rosa e riservato alle donne. Nemmeno alle donne incinte. Proprio, semplicemente, alle donne.  A occhio, questi spazi riservati al gentil sesso mi parevano anche un po' più grandi del normale, proprio per dare anche a noi, note disabili del parcheggio, la possibilità di inserire correttamente il SUV del marito o la Smart da stronza nell'apposito spazio.
Quote rosa per il parcheggio? ha commentato perplesso Kansei...
Che tristezza, ho pensato io. Io mica lo voglio il parcheggio rosa. Voglio stare lì a bestemmiare con il servosterzo e a fare la stessa identica fatica che fanno gli uomini. E' altrove che vorrei un po' di riguardo per il mio sesso. Magari nella parità di stipendi, nella dignità di poter decidere del mio corpo, nel vedermi garantita la possibilità di essere madre e di lavorare al tempo stesso.
Una volta tornata a casa, ancora in preda a questi angosciosi pensieri, ho acceso la TV e ho trovato Pippo Baudo che presentava il Festival di  Sanremo, con Toto Cutugno e  Michele Zarrillo, e la cui sigla di apertura era Volare cantata da Morandi.
Così ho capito, un buco spazio temporale mi ha fatto precipitare nel 1978, la legge 194 deve ancora essere varata, c'è Domenica In e Baudo rappresenta tutto il nazional-popolare, la Rai ha bisogno di una riforma, le donne scendono in piazza ma la parità è ancora lontana...
Trent'anni dimenticati in un click.

Rowena
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